Sulla pubblicità delle aziende del gioco quanta confusione “pubblica”

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Quanta confusione c’è, ormai, nella valutazione del “gioco” in Italia da parte dell’opinione pubblica e da parte soprattutto della politica. Quantomeno a leggere le dichiarazioni rilasciate di recente da Pier Paolo Baretta, sottosegretario al MEF con delega ai Giochi: “Relativamente all’azione preventiva e di contrasto al gioco d’azzardo patologico appare necessaria l’apertura di un confronto a livello europeo per favorire una legislazione comunitaria omogenea sulla pubblicità”. Baretta, in audizione in commissione Finanze al Senato, ha sottolineato come “sono evidenti i passi in avanti conseguenti alla proibizione della pubblicità dalle ore 7.00 alle 22.00 nei canali generalisti, ma è altrettanto evidente che questa soluzione non appare soddisfacente non solo perché oltre le fasce orarie proibite si verifica un’intensificazione del messaggio pubblicitario ma perché nei canali generalisti (per esempio quelli sportivi) si concentra il messaggio pubblicitario”.

Di fatto la proibizione dalle ore 7 alle 22 è già un forte limite alla comunicazione delle aziende del settore betting/gaming. Non si capisce poi perché dovrebbero essere introdotte ulteriori limitazioni, visto che la scommessa sportiva, quella “sana” (intesa come momento ludico) ha bisogno anche di una serie di info (in ambito sportivo) per essere giocata nel modo migliore. Le limitazioni previste nel settore sono già molto stringenti. non si capisce pertanto perché bisognerebbe arrivare ad un ulteriore divieto anche collegato alla tipologia dei canali (soprattutto quelli a carattere sportivo).