Proibizionismo, ma aumentando le tasse sul gioco. Un film già visto

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C’è molto “fermento” nell’industria italiana del gioco pubblico, lecito e regolamentato alla luce delle nuove azioni del Governo gialloverde. Un atteggiamento che non fa bene né a questo comparto, né allo stesso Stato, che dovrebbe avere un dialogo (non dico “maggiore”, perché di fatto non c’è neppure un livello minimo in tal senso) con gli operatori del settore. E, invece, purtroppo, si va avanti solo con Decreti Legge e atti di imperio o di puro arbitrio. 

Il vicepremier Luigi Di Maio, nel corso della conferenza stampa sulla “manovra” approvata nelle ultime ore in Consiglio dei Ministri, ha confermato infatti l’intenzione dell’Esecutivo di dichiarare guerra al gioco d’azzardo «che è una piaga sociale da combattere», ma, nel contempo, ha annunciato l’ennesimo aumento della tassazione, a copertura delle norme contenute nella Finanziaria. Da una parte quindi si vietò la pubblicità del gioco o le sponsorizzazioni nello sport e dall’altra si prevede l’aumento della tassazione su slot e VLT. E il Governo Conte è solo l’ultimo in ordine di tempo, come sottolineato dalla stessa Agipronews: il settore dei giochi, da ormai vent’anni, contribuisce in maniera determinante alle casse dello Stato. Tutto è iniziato con il Decreto Bersani del luglio 2006, che ridefinì le regole per la raccolta online e la rete di punti gioco. Per lo Stato, arrivarono entrate erariali per 430 milioni di euro, con una nuova rete di 14 mila punti vendita fra nuovi negozi e corner.

Renzi, per esempio, ha aumentato ulteriormente il prelievo sugli apparecchi (slot al 17,5% e VLT al 5,5%) per ottenere un extra gettito da oltre 670 milioni di euro, avviando nel contempo una seconda sanatoria per i punti vendita collegati a bookmaker non autorizzati. Nel frattempo, è stato avviato un difficile e lungo confronto con gli enti locali sulla distribuzione dei punti gioco sul territorio, che si è concluso il 7 settembre 2017 con l’intesa Stato-Regioni, rimasta lettera morta per la mancanza dei decreti attuativi. Proprio sulla distribuzione dei punti gioco, Di Maio ha annunciato un’ulteriore stretta nel decreto legge collegato alla manovra.