Quando il gioco sostiene in Europa le good causes, ma nessuno lo dice

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Una recente analisi condotta dall’agenzia Agimeg ha sottolineato come il gioco abbia un peso fondamentale sull’istruzione, sanità e cultura. Parte dei proventi di giochi e lotterie, infatti, vengono devoluti alle cosiddette ‘good causes’, finanziando settori di grande utilità sociale.

Se in Inghilterra le ‘good causes’ sostengono tanti progetti nei campi dell’istruzione, sanità e ambiente, in Irlanda i fondi sono indirizzati anche allo studio e alla diffusione della lingua, mentre negli Stati Uniti, oltre prevalentemente alla scuola, vengono destinati milioni di dollari in progetti a sostegno dei veterani di guerra. Nel Regno Unito ad esempio ogni anno la Camelot, che gestisce le Lotterie nel Regno Unito, destina in media 1,8 miliardi di sterline – oltre 2,3 miliardi di euro – alle ‘good causes’. In termini percentuali, si tratta di circa il 25% dell’intera raccolta. I progetti spaziano dalla ricerca medica alla la costruzione di ospedali, dalle borse di studio alla difesa dell’ambiente.

La National Lottery irlandese dal 1988 a oggi ha devoluto alle buone cause oltre 4,6 miliardi di euro, specificamente in progetti riguardanti scuola, sport, salute, arte, cultura, patrimonio nazionale e non ultimo lo studio e la diffusione della lingua irlandese.

Se tutto questo è vero, e lo è, perché nessuno lo scrive sui giornali o lo racconta in televisione? Forse l’Italia ha perso molto tempo per scegliere la strada delle “good causes” e molto si potrebbe ancora fare in diversi settori, ma è chiaro che il gioco non è così “demoniaco” come lo rappresenta, per esempio, l’on. Alessandro Di Battista (M5S), quando sulla Rai ne chiede, in caso di vittoria pentastellata alle elezioni politiche del 4 marzo, la dismissione totale del comparto.