Quando lo Stato è in crisi di identità…Si tassa l’industria del Gioco per mancanza di idee e coraggio

quando-lo-stato-e-in-crisi-di-identitasi-tassa-lindustria-del-gioco-per-mancanza-di-idee-e-coraggio

Il gioco legale, secondo i dati pubblicati da “Business Insider” (in una intervista al direttore di Agimeg, il giornalista Fabio Felici) è raddoppiata da 48 mln a 95 miliardi di euro nel 2016. Il tutto in appena otto anni. Il “Gioco” è il secondo comparto industriale del Paese. Un giro d’affari che fa del comparto la seconda industria del Paese che – di fatto – ha smesso di consumare. La tesi di Felici (Agimeg) è semplice: essendo lo Stato incapace di tagliare una spesa pubblica da 835 miliardi di euro l’anno, per far fronte alle esigenze di cassa e rispettare i parametri europei ha aumentato al 19% il Preu (prelievo erariale unico) sulle newslot ed al 6% quello sulle Vlt (videolottery).

Una decisione che dà respiro, nel breve, alla “manovrina” e permette di rispondere (almeno fino ad ottobre – poi si vedrà) alle richieste che arrivano dall’Europa, ma che, al tempo stesso, è una “mannaia” per le tante aziende del settore, con rischi occupazionali già nei prossimi mesi. C’è una tesi “proibizionista” molto pericolosa che si sta diffondendo anche sui media: il mondo del gioco ha guadagni sempre crescenti, perché non tassarlo? E invece non è così e le tassazioni promesse vanno proprio nella direzione opposta. Colpirà molte aziende che operano in un mercato sempre più concorrenziale e che possono ricevere un colpo mortale proprio dalle decisioni governative degli ultimi giorni. Le richieste di Sistema Gioco Italia e di ACADI (le due più importanti organizzazioni confindustriali di settore) di un incontro urgente con il MISE per l’apertura (eventuale) di uno stato di crisi dovrebbe far riflettere le nostre istituzioni e il mondo della politica nel suo complesso. Dove si vuole arrivare? Mi sembra che il nostro Stato sul tema sia in una crisi di forte identità, per mancanza di idee e coraggio. 

In questo modo, prosegue Business Insider, il Tesoro spera di incassare 1.064 milioni di euro nel triennio 2017-2019. Un obiettivo ambizioso che – tuttavia – si scontra con le intenzioni del Governo stesso al lavoro già da mesi sulla drastica diminuzione di Vlt e newslot. Anche perché l’aumento dell’imposta non è dettato dalla volontà di disincentivare il gioco, ma dalla necessità di fare cassa. E bisogna farlo velocemente. “Nella stessa manovra si cercano risorse per l’erario e allo stesso tempo si punta a togliere i negozi di giochi dalle città con conseguente calo degli incassi e quindi delle possibili vincite” spiega Fabio Felici, direttore di Agimeg che poi aggiunge: “Molti sindaci hanno già adottato regolamenti molto stringenti come nei casi di Napoli, Genova o Livorno”.