Quella scintilla che si è accesa in Piemonte. E se arrivasse anche a Roma?

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Più di 4 mila lavoratori dell’industria del gioco (pubblico, lecito e regolamentato) si sono riuniti di recente (a partire dai social) e hanno iniziato a protestare in Piemonte, territorio-lab (purtroppo) per tutte le normative nazionali e locali attive in questo settore. Il Piemonte è ormai un’Area51 in salsa italiana  e gli “alieni” sono proprio i lavoratori del gioco, che, seguendo da sempre tutte le normative previste, chiedono solo di poter operare nel rispetto della legge, senza essere bloccati da quello stesso Stato, che impone loro una serie interminabile di paletti. Che senso ha tutto questo? Non ha alcun senso, ma sta succedendo.

Ma il nuovo Governo ha preso una direzione molto precisa: osteggiare in tutti i modi il mondo del gioco. Soltanto che, come spesso avviene in questi casi, a pagarne le conseguenze sono proprio i lavoratori e per la prima volta nella storia sindacale del nostro Paese accanto agli stessi ci sono gli imprenditori del gioco. Sì avete capito bene: lavoratori e imprenditori insieme, perché gli uni hanno bisogno degli altri.

I sindacati piemontesi stanno ragionando su una serie di azioni di protesta a tutela del lavoro ed è un primo aspetto importante. Forse, però, è arrivato il momento di far sentire la propria voce, nel doveroso rispetto della legge (e questo lo sottolineo con forza), anche davanti al ministero del lavoro/Mise. E magari nella Capitale non ci saranno solo i 4 mila lavoratori piemontesi, ma anche gli altri 110 mila, che compongono, a vario titolo, questo mercato florido per le casse dello Stato. Lo stesso Stato che oggi mira ad ostacolarli o nella peggiore della ipotesi a farli chiudere. Una contraddizione in termini in senso assoluto.