Virginia Raggi dimentica la questione della “riserva di Stato” in materia di gioco pubblico

virginia-raggi-dimentica-la-questione-della-riserva-di-stato-in-materia-di-gioco-pubblico

Una riflessione tecnico-giuridica rispetto alle dichiarazione un po’ avventate (più che altro per il ruolo istituzionale che ricopre) della sindaca Raggi sul tema del gioco pubblico e della cosiddetta “riserva di Stato”. Abbiamo voluto con il collega Alessandro Cini operare un “fact checking” in ambito normativo e ancora una volta le tesi pentastellate in materia di gambling appaiono palesemente senza fondamento. 

(di Alessandro Cini) – Assumere posizioni pregiudiziali nei confronti di materie complesse, delicate e controverse è divenuta un’attività in cui le ultime generazioni della nostra classe politica sembrano eccellere. Virginia Raggi, sindaca di Roma ed esponente di spicco del Movimento 5 Stelle (M5S), non fa eccezione. Accantonati (per il momento) i problemi quotidiani vissuti dalla Capitale, l’amministratrice pentastellata si è schierata contro il Governo “reo”, secondo il primo cittadino, di attuare una politica miope e accentratrice nell’ambito del gioco legale.

Abbiamo visto – ha dichiarato Raggi in Campidoglio alcuni giorni fa – che il Governo intende avocare a sé la materia, rendendo di fatto nullo il lavoro che tante amministrazioni locali in questi anni hanno portato avanti in difesa dei loro cittadini. Ricordiamo che il gioco di azzardo è una vera e propria piaga sociale che rende misere le persone sul piano della dignità”.

Concetti, questi, che potrebbero tranquillamente essere annoverati tra le “boutade” a uso e consumo del proprio bacino elettorale, se non ci fosse un elemento distintivo a innescarne una certa carica esplosiva. Queste affermazioni. che, di fatto, contestano la centralità del ruolo dello Stato in materia di gioco pubblico, giungono da un amministratore locale che nella “vita civile” esercita in qualità di legale nei tribunali nazionali e che, almeno in teoria, dovrebbe conoscere alla perfezione i meccanismi legati agli effetti delle leggi primarie sulle norme secondarie. Il meccanismo a cui ci riferiamo e che dovrebbe essere noto alla sindaca di Roma – anche solo per sentito dire – è definito come “riserva statale”. Quest’ultima è rappresentata dal processo in base al quale determinate materie sono direttamente soggette all’esclusiva azione normativa da parte dello Stato. 

Il doveroso richiamo ad alcuni principi della Costituzione dovrebbe, almeno in parte, sgomberare il campo da eventuali dubbi. L’articolo 117 della Carta Costituzionale, infatti, recita testualmente che “La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali”. Se questa “riserva costituzionale” lasciata nelle mani dello Stato non dovesse convincere in pieno, forse è bene ricordare come nel caso del gioco legale esista un’altra validissima ragione di natura normativa: il nostro Codice Penale vieta espressamente l’esercizio o l’agevolazione del gioco d’azzardo. Per questo motivo l’intero impianto normativo che regge il comparto è attuato “in deroga” all’articolo 718 dello stesso Codice Penale. Se anche questo elemento di prova a suffragio delle nostre tesi non dovesse aver dissipato le brume politiche che ammantano la materia dei giochi pubblici, potrebbe essere salutare ricordare come esista un’esplicita volontà statale per la gestione esclusiva del settore che è riconducibile al Decreto Legislativo n. 496 del 14 aprile 1948: “L’organizzazione e l’esercizio di giuochi di abilità e di concorsi pronostici, per i quali si corrisponda una ricompensa di qualsiasi natura e per la cui partecipazione sia richiesto il pagamento di una posta in denaro – si legge nella norma -, sono riservati allo Stato”.
Alla luce di quanto riportato, al netto di una serie di considerazioni di merito che andrebbe opportunamente discussa, crediamo che ci sia di che riflettere sulla “ratio” della riserva in favore dello Stato nel settore del gioco pubblico.

 

 

 

 

1 COMMENTO

  • Giuseppe
    Reply Now

    CON QUESTE CONSIDERAZIONI BISOGNA STARE ZITTI E CHINARE LA TESTA MI SEMBRANO RAGIONAMENTI ESCLUSIVI PER AVVANTAGGIARE LA LUDOOPATIA !!!
    LO STATO HA BISOGNO DI DENARO E ISTIGA IL GIOCO ???
    CREDO SI SIAMO TROVATI ARGOMENTI PER METTERE IN CATTIVA LUCE LA SINDACA !!