Riduzione slot: prima tagliano con il machete poi piangono per le tasse. Questa è l’Italia

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Prima portano avanti interventi di riduzione del gioco pubblico (lecito e regolamentato), che avrebbe assolutamente titolo ad operare, nel rispetto delle leggi vigenti, poi si accorgono che (forse) questi interventi possono creare un danno per lo Stato stesso. Oramai siamo in un vero e proprio paradosso kafkiano. Se non ci fosse da piangere, ci sarebbe da ridere. E’ andato tutto in tilt, un sistema circuitato, dove la mano destra non sa cosa fa la sinistra. E la storia della riduzione delle slot sul territorio italiano è una conferma di questa tesi. A ciò si aggiunga la situazione del fine legislatura, dove tutti ballano, ma nessuno comanda. 

Il decreto del Ministero del Tesoro finalizzato a dimezzare i punti gioco che ospitano le slot machine potrebbe non vedere la luce prima della fine della legislatura. A pesare sarebbero, sottolinea il portale specializzato Agimeg, i dubbi della Ragioneria Generale dello Stato, che teme un calo del gettito erariale stimato attorno ai 2 miliardi di euro (è prevista infatti una riduzione del 35% del “parco slot” entro aprile 2018). Le Regioni nel frattempo stanno imponendo restrizioni sempre più ferree, che, di fatto, espellono il gioco da gran parte del territorio: l’esempio più eclatante riguarda il Piemonte. Circa 10 mila macchinette sono già state spente e secondo le simulazioni ne dovranno essere spente, con l’applicazione di distanziometri e limiti orari, altre 30 mila circa, in pratica il 95% di tutte quelle esistenti sul territorio. Per lo Stato, in Piemonte, si stima una perdita quantificata in 170-200 milioni di euro.