Se in Italia dovesse vincere la linea del “proibizionismo” diventeremmo come il Brasile

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Il Brasile ha da sempre il potenziale per diventare uno dei più grandi mercati regolamentati al mondo. Secondo l’Istituto brasiliano sul Gioco Legale (IJL), l’importo di 20 miliardi di reali (5,98 miliardi di euro) viene generato, ogni anno dai servizi, di gioco d’azzardo illegale. Per di più, il mercato di Jogo do Bicho vale circa 12 miliardi di reali (3,59 miliardi di euro). In termini di giocate, il mercato locale vale circa 55 miliardi di reali (16,45 miliardi di euro). Per non parlare dei casinò, con circa 200 mila brasiliani che si spostano verso l’Uruguay per poter giocare presso casinò locali.

Il gioco d’azzardo è severamente proibito in Brasile e ci si può giocare solo illegalmente, l’IJL ha sostenuto che il paese perde ogni anno 6 miliardi di reali (1,79 miliardi di euro) di quello che potrebbe essere contribuito alle casse in forma di imposte sul gioco d’azzardo.

Con una popolazione di 207,8 milioni di persone (Banca mondiale: 2015), il Brasile ha il potenziale di diventare la più grande giurisdizione di gioco regolamentata al mondo. Senza dubbio c’è una grande domanda di servizi di gioco d’azzardo e dato l’amore proverbiale del Brasile per il calcio, le scommesse sportive potrebbero ottenere ottimi risultati nel paese. Dal 2014 diversi parlamentari brasiliani sono al lavoro per aprire ad una regolamentazione del mercato, trasformandolo da illegale in legale.

Ma il caso del Brasile, riportato di recente da un portale specializzato in news su casinò, apre una riflessione nei confronti di tutti coloro i quali spingono da tempo per la totale chiusura del mercato regolamentato nel nostro Paese. Se ciò dovesse avvenire e vincesse appunto il proibizionismo più severo si assisterebbe a ciò che sta avvenendo in Brasile: ovvero il gioco, in tutte le sue forme, che finisce consegnato nelle mani del mercato illegale. Un danno per la casse dello Stato, ma, soprattutto, una opportunità di business “regalata”, senza se e senza ma, al mercato dell’illegale.