Se la lotta alla ludopatia finisce nel mirino della malavita…

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E la lotta alla ludopatia diventò un “business”, chiaramente per la malavita. E’ ciò che è, purtroppo, avvenuto a Messina, dove otto persone sono state fermate, dai carabinieri, su mandato del Gip della città siciliana, per associazione di tipo mafioso, traffico di influenze illecite, estorsione e turbata libertà degli incanti, aggravati dal metodo mafioso.

Le indagini, avviate nel 2017, costituiscono lo sviluppo dell’operazione Beta, eseguita nel luglio dello stesso anno e che aveva documentato l’operatività in città di una cellula di Cosa Nostra catanese. Tra le attività criminali contestate agli indagati c’è anche la gestione del settore dei giochi e delle scommesse illegali; è stato inoltre contestato il traffico di influenze illecite, aggravato da metodo mafioso, poiché i membri dell’associazione promettevano 20 mila euro a titolo di acconto da corrispondere ad un funzionario per ottenere l’inserimento di un progetto contro la ludopatia in una graduatoria che avrebbe dovuto consentire di ricevere un finanziamento di circa 800 mila euro, di cui il 40% – 50% a fondo perduto.

Da tempo, come NonGiochiamo, abbiamo sottolineato come i soldi per il contrasto della ludopatia possono diventare territorio di interesse per gruppi malavitosi, che cercano di accaparrarsi questi fondi, perché ormai parliamo di milioni di euro, che, a vario titolo, girano nel settore, e come tutte le forme di denaro, possono essere sotto il controllo di personaggi di dubbia moralità. Su questo Stato e Regioni, insieme con le forze dell’ordine dovrebbero fare molta più attenzione. Con controlli pre e post erogazione, proprio per evitare questi fatti incresciosi. Ciò che è avvenuto a Messina è un campanello d’allarme su cui restare fortemente allertati.