Siamo un Paese di ludopati…ma anche no!

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Sul Corsera online, pagina di Brescia, ho trovato questo interessante approfondimento sui fondi (pubblici) che arriveranno su questo territorio, ma anche su altri capoluoghi lombardi, come, per esempio, Milano, Bergamo e Varese. Fondi regionali per 14 progetti, si legge, in 131 comuni. Tema? ludopatia, chiaramente. Ormai è un Paese (l’Italia), di “ludopati” e, contestualmente, di “esperti in ludopatia”. Almeno a leggere quotidianamente ciò che scrive, pensa e, soprattutto, delibera, Viviana Beccalossi,  assessore all’Urbanistica e al Territorio in Lombardia. Sarebbero stati approvati e lanciati ben 68 progetti (su 1.500 candidati) in 700 comuni. Un fiume di denaro, sempre si legge, perché i numeri (non vengono citati nel pezzo per una ragione molto semplice: quelli “certificati” non ci sono ancora) “…spingono a lavorare con ancora più convinzione per combattere la piaga sociale della ludopatia».

La domanda che vorrei fare da giornalista/blogger (in questo caso) all’assessore è semplice: ma quali poi sono questi numeri e, anche in caso di un dato specifico/puntuale, ci spiegate come siete riusciti a ricavarli, e soprattutto chi l’ha certificato? E’ una semplice domanda, per certi versi quasi banale, ma quando la si fa non si sa perché si spegne la luce nel viso di chi deve rispondere. La verità è una sola: anche la ludopatia, come qualsiasi emergenza (sempre che lo sia) in questo Paese (immigrazione tanto per ricordarne una) è diventata, per chi viene chiamata a gestirla, una opportunità di lavoro, quindi di business. E quindi: abbiamo un Paese, oltre che di santi (un tempo, ormai non più), poeti e navigatori (anche questi scarseggiano parecchio), adesso di “salvatori” di ludopati. Di cui, però, ripeto, non conosciamo il numero certificato e reale. Singolare, no?

Il pezzo on line del Corsera/Brescia. 

Progetti in provincia di Brescia. La linea Beccalossi: fondi regionali per 14 progetti in 131 comuni. Le altre province: a Milano 449.778 euro, a Bergamo 233.367 mentre a Varese vanno 239 mila euro.
E i numeri «ci spingono a lavorare con ancora più convinzione per combattere la piaga sociale della ludopatia». O dipendenza dal gioco. Viviana Beccalossi, assessore all’Urbanistica e al Territorio in Lombardia, non ha intenzione di fermarsi. Anzi, lancia una provocazione al governo affinché a Roma «capiscano quale strada seguire». Cioè quella tratteggiata dalla commissione che nelle ultime ore ha dato il via libera ad altri 91 progetti presentati dalle amministrazioni comunali – che hanno risposto al nuovo bando regionale per il contrasto al gioco d’azzardo patologico – stanziando fondi per ben 2 milioni di euro. Una rete di prevenzione che, ad oggi, coinvolge 899 comuni lombardi, 124 scuole, 304 tra partner pubblici e privati (parrocchie, Ats, associazioni di volontariato, sportive o centri anziani).
In provincia di Brescia – seconda solo a Milano – arriveranno 269.072 euro, dirottati su 14 progetti in 131 comuni. Le somme vanno dai 12.672 euro per Montichiari ai 30 mila stanziati, per esempio, a due progetti in Valle Sabbia, Chiari, Sebino e Palazzolo (capofila). In città, 15 mila euro. I soldi serviranno per finanziare piani di lavoro su tre binari: il primo – 49 casi – «dedicato alla continuazione dei progetti già finanziati, per non disperderne le esperienze», il secondo – 31 – «a nuove proposte presentate da altrettanto nuove persone», il terzo – 12 – infine, a «idee inedite ma candidate da chi è già stato finanziato». In concreto, significa lavorare ancora su «informazione e comunicazione, formazione, ascolto e orientamento, controllo, azioni no slot, vigilanza, ricerca». Che a Montichiari, per esempio, si chiama «Non farti prendere dal gioc@-Fai il nostro gioco»; a Brescia «Il dado è tratto»; a Borgosatollo «Mind the gap» e per la comunità montana di Valtrompia «Slot off, life on». Solo alcuni esempi di prosecuzione di progetti già approvati e lanciati con il bando di due anni fa – che ha finanziato 68 progetti in 700 comuni e per oltre 1500 candidati.