Stanleybet sfida lo Stato. Secondo la Corte Costituzionale però deve pagare quanto previsto, dal 2011 in poi.

stanleybet-sfida-lo-stato-secondo-la-corte-costituzionale-pero-deve-pagare-quanto-previsto-dal-2011-in-poi

L’Italia è un Paese fantastico. Il principio-guida è che tutto è possibile, in linea di principio. A conferma di questa tesi è da monitorare ciò che accadrà a breve in casa Stanleybet, azienda di betting con sede a Liverpool, che, secondo la Corte Costituzionale deve pagare quanto previsto (dal 2011 in poi), per aver operato, sul mercato italiano, senza autorizzazioni. Bypassando le regole previste dallo Stato italiano, che, invece, vengono rispettate quotidianamente da tutti gli altri operatori del gioco pubblico lecito e regolamentato. Dopo la sentenza della Corte, il colosso britannico ha deciso di rispondere contrattaccando proprio lo Stato italiano: incredibile, ma vero. 

Il prossimo 27 marzo i vertici dell’azienda si riuniranno per l’approvazione del mandato, da conferire ad un pool di professori della scuola di diritto civile della facoltà di legge di un’importante università italiana, per preparare, presso il tribunale di Roma, l’avvio di 72 richieste di risarcimento danni nei confronti di altrettanti funzionari ADM (Agenzie Dogane e Monopoli) e di altre amministrazioni dello Stato italiano. Questa iniziativa, sempre secondo quanto appreso da Agimeg, è stata decisa da Stanleybet in quanto i 72 funzionari sono stati ritenuti responsabili, in solido con lo Stato, della notifica di 750 avvisi di accertamento che, sempre secondo la società di Liverpool, saranno annullati.

Quindi per concludere: Stanleybet continua a sostenere di poter operare liberamente sul nostro mercato, senza dover pagare per una concessione statale. Ma allora tutti gli altri sono “fessi”, cara Stanley? Le regole valgono per tutti, inclusi Voi.