Don Zappolini: la pubblicità legata al gioco va abolita. Peccato però che sia una attività legale

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Personalmente ho da sempre un grandissimo rispetto per la figura del prete e, più in generale, per il corpo ecclesiastico, ma è altrettanto forte la mia visione laica della vita, in tutte le sue forme. Per cui quando leggo che don Zappolini vorrebbe “vietare” totalmente la pubblicità del gioco, da un lato mi viene da sorridere, dall’altro mi rendo conto che siamo nel bel mezzo di una “crociata” ideologica e anti-proibizionista (a prescindere). Mi verrebbe da spiegare a Zappolini che il mercato del gioco è un mercato legale, che passa attraverso una serie di norme e regolamenti statali. Non sono dei soggetti (tra l’altro lo stesso mischia mercato legale e illegale – fatto veramente molto grave) che si inventano un lavoro per caso, ma imprenditori seri. E giustamente se partiamo dalla tesi che siamo di fronte ad un mercato lecito e regolamentato, perché mai questi stessi imprenditori non possono veicolare i loro prodotti/servizi? Mi sembra un atto che viola fortemente la “libertà d’impresa”.  Per cui vorrei chiedere a Zappolini? Ma come può muoversi una azienda di questo settore, senza poter, nel futuro, investire in pubblicità? A me sembra che l’obiettivo finale non sia la pubblicità, quanto piuttosto far chiudere l’intero comparto. O no?

 

Don Armando Zappolini, portavoce della campagna ‘Mettiamoci in gioco’, è stato ospite di recente a Radio Vaticana. “Il nodo vero è che bisogna tirar fuori meno soldi. Lo Stato deve mettere in preventivo nel suo bilancio che non può tirar fuori 10 miliardi da un’attività come quella dell’azzardo. Bisogna, non soltanto puntare a diminuire l’offerta, ma bisogna indebolire la domanda. Annullare, ad esempio, completamente la pubblicità”. Ha aggiunto: “Dove c’è denaro, c’è appetibilità di sistemi criminali. Gli apparecchi sono fatti per ammaliare la persona che vi è davanti. Tra le cose che chiediamo al Governo è che venga indebolita l’aggressività delle macchinette, che pongano limiti di tempo e quantità di soldi che si possono giocare. Siamo ancora lontani, anche se segnali in questa Intesa ci sono”. Ha aggiunto ancora: “Il vincolo nel quale il Sottosegretario si è mosso è che dovevano uscire questi soldi dalla cassa. Tra tutte le avvertenze, dalla tipologia e la riduzione delle macchinette, al limite della quantità dei soldi giocati deve essere finalizzato non a far cassa, ma alla salute pubblica. Il gioco porta una dimensione sociale di 25 milioni di italiani. Si può limitare, ovviamente non si può cancellare con un decreto”. Ha concluso: “E’ stato fatto un primo passo importante. La politica deve assumersi in modo importante le scelte strategiche. Non si può più aspettare mediazioni a ribasso. Va abolita completamente la pubblicità. I decreti attuativi di questa intesa non dovranno renderla insignificante. Guardiamo già all’anno prossimo. La tendenza è stata invertita”. (Agimeg.it)