Almeno 43 milioni di euro “scippati” al betting. Il calcio va in gol ma a casa degli altri!

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Il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora (nella foto in primo piano) si è presentato alle Camere raccontando che sullo sport arriverà una pioggia di milioni di euro (parla complessivamente di 1 miliardo). Peccato, però, che non abbia spiegato come ha recuperato parte di queste risorse. Come i 43 milioni di euro “scippati” al betting nella stagione in corso gli ulteriori 100 milioni di euro tra 2021 e 2022. Di fatto, ha messo in ginocchio un settore industriale per salvare il dorato mondo del pallone. Con buona pace dell’esecutivo Conte pronto ad approvare queste norme nelle prossime ore all’interno del “Decreto Rilancio”. Un nome che è una contraddizione in termini visto il disastro che sta per abbattersi nel settore delle scommesse sportive. Dove a rischio sono soprattutto i livelli occupazionali (nei prossimi mesi). 

Il contributo al fondo “salva sport” dovrebbe essere pari allo 0,30% degli incassi annuali del settore scommesse. Lo apprende Agipronews dall’ultima bozza del decreto legge “Rilancio” che approderà nelle prossime ore al Consiglio dei Ministri e che segue il chiarimento politico tra i partiti della maggioranza. Le tasse per gli operatori del betting, ancora chiusi per il lockdown, salgono dunque del 10%. La “stangata” per l’intero settore scommesse – retail, online e virtual – ammonterebbe a 43 milioni l’anno, considerando come base imponibile gli incassi del 2019 (14,5 miliardi complessivi). Lo scorso anno, l’industria del betting aveva versato all’Erario 430 milioni di euro. Appare sin d’ora scontato che, a causa della lunga chiusura imposta dal Governo alle agenzie di scommesse per l’emergenza coronavirus, quella raccolta non sia neanche lontanamente raggiungibile nel corso del 2020. Il fondo “salva sport” prevede, secondo il DL Rilancio, un “minimo garantito” di 40 milioni nel 2020, e di 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2021 e 2022.