Decreto Dignità: un autogol per il sistema calcio

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L’obiettivo primario del sistema calcio italiano è tornare alla normalità negli stadi (attraverso la presenza del pubblico sugli spalti), ma bisognerebbe volare alto e andare oltre. Puntando ad esempio a sbloccare l’attuale divieto (per pubblicità e sponsorizzazioni del betting) imposto per legge dal Governo. Nell’autunno 2019, infatti, sono diventate operative una serie di norme, inserite nel cosiddetto “Decreto Dignità”, che non consentono la presenza di loghi di scommesse sportive all’interno dei rettangoli di gioco delle squadre di calcio oltre che sulle maglie (il divieto è esteso a tutto il mondo dello sport e al mercato pubblicitario nazionale). A causa di questo dispositivo legislativo la sola Serie A ha perso più di 30-40 milioni di investimenti e si arriva a superare i 200 milioni di euro se si considerano anche le campagna pubblicitarie sui mezzi tradizionali (tv, carta stampata e radio).

L’intento della legge era diminuire tutti gli stimoli al gioco generati dalla visione di messaggi pubblicitari diretti o attraverso l’apposizione di loghi su maglie/cartellonistica bordocampo. Il provvedimento, attuato dal precedente esecutivo “gialloverde”, aveva come obiettivo finale il contrasto del gioco d’azzardo patologico (conosciuto anche come “ludopatia”).

Nella realtà queste norme non hanno prodotto gli effetti sperati, anzi sono state di stimolo all’ esplosione di attività illegali o irregolari (spesso gestite dalla criminalità organizzata).

La pubblicità delle aziende di scommesse serviva proprio per distinguersi da chi opera al di fuori delle leggi vigenti. Un chiaro autogol, con perdite certificate per l’erario statale, ma soprattutto per le società sportive.