Felici (Dir. Agimeg): “Il gioco pubblico in Italia è troppo colpito da una politica cieca e ignorante”

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Fabio Felici (direttore Agimeg) è intervenuto (nella foto in primo piano), in queste ultime ore, a difesa dell’industria del gioco: “Il gioco pubblico in Italia è troppo colpito da una politica cieca e ignorante (nel senso di scarsa conoscenza degli aspetti tecnici, nda), dove quelli del gioco sono lavoratori di Serie C, da far retrocedere nella campionato della disoccupazione“.

Lo abbiamo intervistato per comprendere meglio l’impatto della nuova imposta dello 0.75% sulla raccolta che questo Governo intende introdurre nel prossimo “Decreto Maggio” per salvare lo Sport italiano.

Agimeg è una delle agenzie leader nell’informazione dedicata a questo specifico segmento industriale. 

D. Se dovesse essere approvata la nuova imposta dello 0.75% quale sarà l’impatto economico in termine di perdita per il mondo del gioco?

R: Il problema è che leggendo un numero come 0,75% si pensa che si tratta di un piccolo sacrificio che viene chiesto alle aziende. L’imposizione di una nuova tassa dell’ 0,75 sulla raccolta, qui sta il punto, equivale ad una tassazione di circa il 30% del margine delle società. Oggi la tassazione sul margine è già del 20% per le scommesse sulla rete fisica e del 24% per l’online e quindi è facile capire il devastante impatto che avrebbe un intervento di questo genere. Il Governo sta intervenendo con aiuti (in molti casi ancora virtualmente) per quasi tutti i segmenti economici, ma nel caso delle scommesse ha deciso di andare controcorrente. Una scelta folle e che rende l’idea dell’ignoranza (intesa come scarsa conoscenza) della politica verso questo settore.

D: C’è il rischio che le aziende del betting trovino poco redditizio continuare ad investire in Italia – arrivando anche a decidere di uscire dal mercato?

R: E’ già successo. Quando fu emanato il Decreto Dignità, che imponeva il blocco della pubblicità da parte delle imprese che si occupavano di gioco e vietava le sponsorizzazioni, diverse società che avevano intenzione di entrare, attraverso il bando di gara, nel nostro mercato delle scommesse online hanno fatto un passo indietro. Ad oggi non credo ci siano società estere disposte ad investire in un mercato complicato e instabile come quello del betting italiano.

D: Quale potrebbe essere il contraccolpo a livello occupazionale?

R: Si sta rischiano una bomba sociale più che in altri settori. Il mercato del gioco da lavoro in Italia a circa 120.000 persone, di cui 25.000 nel solo settore delle scommesse (si arriva a superare il tetto delle 40.000 unità considerando anche l’indotto). Tutte le sale sono chiuse da due mesi in un periodo, marzo e aprile durante i quali entrano nel vivo campionati e Coppe, che per il settore del betting vale oro in quanto si fanno incassi che impattano sulla redditività di tutto l’anno. Se si pensa inoltre che si parla di riapertura per centri estetici e parrucchieri (con tutto il rispetto) e che invece alle sale gioco non è stata data nessuna certezza di ripartenza, si capisce perché la nuova tassa potrebbe creare pericolosi vuoti dal punto di vista dell’occupazione. Come Agimeg abbiamo già raccolto diverse testimonianze di imprenditori di sale scommesse che hanno già chiuso e sono stati costretti a mandare a casa del lavoratori. Quegli spazi lasciati vuoti dal gioco legale e quelle persone senza entrate economiche, rappresentano terreno fertile per la malavita

D: Come si muoverà il MEF rispetto all’idea in esame? La bloccherà o darà il via alla nuova imposta?

R: La paura è che con questo tipo di Governo si scelga la strada dell’imposizione senza confronto, come è già successo in tante altre occasioni. La speranza è che a qualcuno venga in mente di mettere sul piatto della bilancia rischi e benefici, così da capire come i primiabbiano un peso nettamente superiore.

D: Prima il Decreto Dignità adesso l’idea di questa nuova imposta. C’è sempre un retrogusto ideologico in queste scelte? E perchè l’opposizione spesso tace? 

R: “Il grande malanno del nostro tempo si chiama ideologia e i portatori del suo contagio sono gli intellettuali stupidi”. Questa citazione di Oriana Fallaci è quantomai vera sulle scelte “ideologiche” verso il settore del gioco. Quest’ultimo ha una cattiva reputazione assolutamente ingiustificata e che viene spesso cavalcata dalla politica per fini propagandistici. Basta pensare alla ludopatia. L’Istituto Superiore di Sanità (ISS), il massimo organismo statale in tema di sanità, ha condotto una ricerca dove in Italia ci sono circa 1,5 milioni di persone a rischio (quindi non necessariamente patologiche) ludopatia, mentre ce ne sono 16 milioni che giocano in maniera consapevole e ludica. Un rapporto che ci piazza al 5° posto di Europa, dietro Spagna, Francia, Inghilterra e Germania, stati dove non c’è però questo accanimento verso il gioco. Purtroppo l’opposizione è spesso caduta nelle sabbie mobili del populismo governativo, attaccando il gioco avendone una conoscenza, nel migliore dei casi, superficiale. Insomma il gioco pubblico in Italia è troppo colpito da una politica cieca e ignorante, dove quelli del gioco sono lavoratori di serie C da far retrocedere nel campionato della disoccupazione.